Tarangire Lake Manyara NgoroNgoro Serengeti Selous Ruaha

Tarangire photoalbum 

Martedì 21 Luglio

Verso il Tarangire National Park

(tara river, ngire warthog)

 

Dopo un briefing si parte: il nostro driver, guida ed accompagnatore dice di chiamarsi Franco (scopriremo che il suo vero nome è Frank): rimarrà con noi sette giorni. Parla sufficiente bene un comprensibile italiano ed è una persona squisita. Durante il percorso, usciti dal caos e dalla polvere di Arusha (1 milione di abitanti), incontriamo innumerevoli gruppi di Masai di ogni età che portano al pascolo le loro mucche. Sono una razza dalle fattezze nobili ed i bambini sono bellissimi (anche le donne NdR). Arrivati al parco inizia il grande show. La  squadra è così composta (e così rimarrà per tutto il viaggio): alla guida il driver, subito dietro; ai binocoli, le due signore, più indietro, addetti al servizio fotografico e quasi sempre in piedi a scrutare dal tetto apribile,  i due maschietti: il cappello sud africano costantemente indossato specialmente da Leo non stona con l’ambiente. Facile l’entusiasmo: nonostante i nostri precedenti, ci facciamo immediatamente riprendere dall’emozione dell’incontro con la natura e gli animali (cioè fotografiamo a raffica anche le impala) Il parco è bello e molto ricco di fauna. Incontriamo ovviamente impala, zebre, gnu, facoceri, i primi leoni seppur distanti, per cui quasi senza accorgerci, arriviamo al Tarangire Sopa Hotel per il pranzo. Grande vista e dignitoso buffet. Il pomeriggio si parte di nuovo per il safari: memorabile la scena di un guado con un branco di elefanti sulla destra ed un gruppo di leoni sulla sinistra che ci impediscono di proseguire per almeno una mezzora. L’incontro con un gruppo di giraffe scatena i fotografi ignari di cosa li aspetta per il futuro. Alla sera, dopo un trasferimento ricco di scenari fantastici nel giallo del sole calante, si arriva al Tarangire Treetops. Mentre sorseggiamo l’aperitivo, Leo viene chiamato dal gestore e sparisce; ricompare venti minuti dopo chiamando Roberto con tono preoccupato: la Nanda e l’Angela si guardano non nascondendo un certa apprensione. Il dramma è dietro l’angolo?  Nulla da temere: ci informano che per problemi locali, la Leopard ci ha cambiato il prossimo Lodge sulle pendici del Ngorongoro: invece del Sopa andremo al NgoroNgoro Manor Lodge per una notte. Per noi è indifferente. Poi scopriremo una ottima sorpresa. Prendiamo possesso di magnifici bungalows sugli alberi (forse poi i più belli del viaggio come design puro), ci viene servito il pranzo: la sistemazione e l’ambientazione meritano davvero una citazione. Alla sera un elefante e due misteriosi occhi scintillanti nel buio ci accompagnano verso il letto.