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Ngorongoro photoalbum 

Giovedì 23 Luglio

Dal Manyara al Ngorongoro

 

Si parte con calma. Durante il tragitto, mentre le giraffe diventano sempre più numerose, gli elefanti sempre più grossi ed i leoni smaltiscono le sbornie serali, l’Angela affronta una feroce discussione con Franco circa l’estensione e la biforcazione della Great Rift Valley: Franco si rassegna e l’Angela si arrende non avendo prove a sostegno della sua tesi. Arriviamo al Ngorongoro Manor (era la soluzione “di rimedio”) e strabuzziamo gli occhi: sembra di essere in una tenuta sud africana stile olandese nel bel mezzo di una piantagione di caffè. Evviva l’imprevisto cambio di destinazione: ci abbiamo guadagnato alla grande! Durante il pranzo una strabiliante scoperta: il nostro cameriere privato, in questo sperduto angolo di mondo, non sa una parola di italiano, ma in compenso è il più grande conoscitore della storia passata e recente del Milan: con Roberto il dialogo è ovviamente facilitato! Nessuno dei due capisce nulla ma la strana lingua fatta solo di cognomi di calciatori sembra avere grande successo. Pomeriggio libero: le signore prendono il sole, i maschietti si riposano (soli, ovviamente: neanche il fascino africano può più di tanto). Piacevole la serata conversando con il gestore emigrato dalla Rodhesia (ora Zimbawe) con genitori africaans - fascinoso e giovane uomo bianco da cui Nanda ed Angela non potevano distogliere lo sguardo - ed ottima cena. Leo si innamora di una stufa da esterno e tanto rompe le scatole che il gestore gli da l’indirizzo email della fabbrica spagnola che la produce. Di notte fa freddo, ma troviamo le lenzuola riscaldate da una boule di acqua calda.

Venerdì 24 Luglio

Ngorongoro

 

Si parte, con un po’ di dispiacere, all’alba.

Si risalgono le pendici del cratere in mezzo alla nebbia, ma è inutile cercare i gorilla: son da tutt’altra parte. Fa freddo, ma l’equipaggio è diviso. Leo indossa la tradizionale camicia a maniche corte, giubbetto e cappello: la Nanda minaccia di finirlo se gli viene il raffreddore. Roberto ha la canottiera, camicia lunga, golf, giacca a vento. L’Angela si preoccupa delle sue condizioni mentali; le signore qualcosa di intermedio ma nessuno si permette di criticarle.

Le cascate di nuvole e nebbia che dal bordo del cratere scendono verso il basso sono uno spettacolo destinato a scomparire con il passare delle ore. La nostra attenzione è rivolta alla ricerca degli animali: incontriamo prima una iena e poi veniamo travolti da gazzelle, zebre, gnu in quantità industriale ed in minore quantità da ippopotami e struzzi. C’è un po’ troppa gente e le macchine sono numerose per cui si perde un po’ il fascino dell’avventura. Improvvisamente assistiamo alla caccia di una lepre da parte di un ghepardo: con una botta di fortuna di cui tuttora non sa capacitarsi Roberto riesce a fotografare la scena. Dopo tanta fatica, esausto, si spoglia e resta in canottiera. Passiamo tutta la giornata nel cratere fotografando di tutto: gru coronate, facoceri chiomati, elefanti, sciacalli, ma ci rifiutiamo tutti di credere che quella macchia nera, lontanissima oltre il fiume, che Franco con entusiasmo ci indica, sia effettivamente uno dei 40 rinoceronti neri esistenti nel parco. In serata rientriamo al Sopa Lodge (anche se posizionata magnificamente si rivelerà la più commerciale di tutte le locations che abbiamo visitato).